I SORRISI DI CHI SI GUARDA DI NUOVO DAL VIVO!

a cura della Scolta Alessandra Donatiello

“Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri”, così disse Nelson Mandela e su questo la Compagnia Nephilim della sezione di Taranto 2 ha deciso di focalizzare la sua veglia del 30 aprile 2021 e l’uscita del 2 maggio.

Dopo esserci riuniti on line per settimane, alle ore 17:00 di venerdì 30 aprile si ha finalmente avuta l’opportunità di organizzare una veglia, incentrata proprio su quella tematica: la libertà.

Nel momento in cui viene data la parola a noi giovani su argomenti di questo calibro escono sempre fuori parole, pensieri e riflessioni profonde e inaspettate, che danno vita a confronti e dibattiti in cui si perde la concezione del tempo che scorre.

Ad un tratto, nel pieno del discorso, alcuni ragazzi sono stati attratti probabilmente dall’atmosfera di quel momento e spinti dalla curiosità hanno chiesto di potersi unire a noi, avendo la possibilità di esprimere loro stessi ed entrando anch’essi in quel piccolo magico mondo.

Ci siamo confrontati, aperti e ascoltati alla luce di un tramonto straordinario che avvolgeva la situazione di una solennità quasi maniacale. Alle ore 21:00 il nostro grido e i saluti hanno concluso la veglia, dalla quale siamo usciti tutti un po’ più pieni e consapevoli di tornare a casa con qualcosa di nuovo dentro di noi.

“Bisogna guardare il cielo, per ricordare che si è liberi davvero”.

La compagnia domenica 2 maggio ha guardato anche il mare, ed è riuscita ad assaporare quel senso di libertà che tanto le è mancato in quest’ultimo periodo di restrizioni.

Partendo da Viale Jonio alle ore 9:00, è iniziata la nostra strada, cammino che ha smosso non solo i corpi ma anche le emozioni di ciascuno. Il sole sulla pelle, le tante risate e una colonna sonora che sapeva di pura estate ha regalato a tutti una grande speranza di ricominciare.

Dopo alcune ore, in cui il tempo è volato, alle ore 12:00 al momento del pranzo si è giunti al lido Saint Bon di Lama; seduti sotto gli alberi e con un panino alla mano, tutto il resto sembrava essere futile, contavano solo quei momenti condivisi di nuovo insieme.

Ad un certo punto, in perfetta uniforme e pieni di energia, ci siamo preparati a celebrare il rito della firma della Carta di Compagnia del Rover Gabriele Marraffa.

Quell’atmosfera ricca di un grosso carico emotivo e quel senso si raccoglimento, ha dimostrato ancora una volta il senso di famiglia presente tra i ragazzi e i loro capi.

Tempo fa Galileo Galilei disse “Le cose sono unite da legami invisibili. Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”, e sono proprio i valori di quella Carta a creare quel legame unico e senza paragoni che ci smuove l’un l’altro.

Terminata la cerimonia i rover più anziani si sono cimentati nell’insegnamento dell’accensione del fuoco e dell’utilizzo di attrezzi per le ultime scolte arrivate in compagnia.

Tra impegno, dedizione e risate è passata un’altra ora e, assecondati dalla bellissima giornata, tutti abbiamo indossato i nostri costumi e ci siamo diretti verso la spiaggia.

C’è poco da dire: l’acqua era gelida, la follia forse troppa e il divertimento senza misura. Tutti desideravamo che quella giornata non volgesse mai al termine, ma il momento prima o poi doveva arrivare.

Alle ore 17 il saluto, c’è chi è tornato a casa con il raffreddore e chi con un’ustione di secondo grado ma va benissimo così, perché la voglia di stare insieme, per il ragazzi della Nephilim, era al di sopra di ogni cosa.

CAPPELLO INTRODUTTIVO ALLA VEGLIA: DISCORSO A 3 SULLA LIBERTA’

Un caldo pomeriggio d’estate Aasif e suo nonno Majeed stavano
passeggiando per i giardinetti pubblici della città in cui ora la
famiglia di Aasif viveva.
Majeed era nato e cresciuto Regimkistan mentre il nipote vi era stato
solo concepito poiché il nonno, appresa la notizia, aveva deciso che
in un modo o nell’altro suo nipote sarebbe nato in un paese
occidentale.
Uscire dal paese non era stato facile. Majeed aveva dovuto con fatica
comprendere chi tra i vari funzionari credeva effettivamente nel
diktat del regime e chi, invece, fingeva di appartenervi solo per
opportunismo. Tra questi ultimi il vecchio aveva individuato alcuni
funzionari che tra il popolo erano conosciuti per la loro
corruttibilità ovvero per aver accordato favori in cambio di denaro.
Così dopo una lunga pianificazione, il nonno aveva attuato la fuga
della propria famiglia. Un viaggio che s’era rivelato ben più arduo di
quanto la fantasia l’avesse potuto concepire sia per le dure
condizioni ambientali sia per il continuo pericolo d’essere scoperti.
Giunto nel paese dei suoi sogni: la Democrazonia; Majeed (che in
patria era stato professore di letteratura, filosofia e storia) aveva
trovato per sé e per il figlio un anonimo lavoro in una fabbrica.
Nulla di ragguardevole, ma per il vecchio insegnante la dignità era
qualcosa che stava dentro la persona e non al suo esterno.
Spesso Majeed ripensava alla fuga, ai pericoli corsi, alle speranze
coltivate sulla vita in Democrazonia durante il viaggio e
all’esistenza attuale. Anche adesso, che camminava su un sentiero di
ghiaia tenendo per mano il nipotino, i suoi pensieri erano perduti nel
ricordo di quei giorni.
« Nonno, » disse tutt’a un tratto il bambino riportando così Majeed al
presente.
« Dimmi pure, Aasif. »
« Il mio maestro mi ha dato per l’estate un tema: parla della libertà.
Ora il maestro ci ha detto delle cose sulla libertà, mentre papà e i
suoi amici me ne ha dette delle altre. »
« Innanzitutto, Aasif, il concetto di libertà è astratto. Cioè non ha
senso di parlare di libertà tout court. Il rischio è quello di
confondere la libertà con l’anarchia oppure con l’imposizione della
propria idea di libertà su quella altrui. Piuttosto sarebbe corretto
parlare della libertà di poter manifestare il proprio pensiero: giusto
o sbagliato esso sia, perché l’importante è che non ci sia mai nessuno
che possa censurare le idee di un altro. »
« Anche le idee sbagliate? »
« Se qualcuno propaganda idee sbagliate, allora dovrebbe essere facile
dimostrare in cosa quelle opinioni siano sbagliate. Basta far
ragionare le persone, quindi la conoscenza e la libera circolazione
delle informazioni sono una questione necessaria perché ci sia la
libertà di manifestare il proprio pensiero. Infatti, mio curioso
nipotino, esiste un documento che le nazioni democratiche hanno
sottoscritto e il primo brano non parla di libertà, ma di diritti che
si trasformano in doveri. »
« Cosa dice quel primo brano? »
« Sei fortunato, perché da giovane ho voluto imparare a memoria quel
testo. Al primo articolo recita così: “Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e
di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di
fratellanza.” Come vedi c’è subito un limite posto alla libertà,
quello dell’agire gli uni verso gli altri. Ecco perché ti ho voluto
distinguere la libertà di azione da quella di pensiero e, di
quest’ultima, evidenziare come sia importante la possibilità di
manifestare liberamente le proprie idee, per balzane possano apparire,
perché nessuno può controllare i pensieri di un altro individuo.
Alcune nazioni hanno eretto alti e spessi muri per vietare che le idee
circolassero, ma alla fine gli ideali hanno attraversato infranto
anche i muri più spessi, perché non si può impedire agli uomini di
sognare. »
« Nonno, cosa significa libertà di azione e libertà di pensiero. »
« Innanzitutto ti recito l’articolo 18 del documento di cui ti
parlavo: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero,
coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare
religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in
comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il
proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e
nell’osservanza dei riti.” »
« Papà e i suoi amici dicono che qui noi non siamo liberi. »
« Tuo padre è sempre stato una testa calda, ma come abbiamo fin’ora
detto: ognuno è libero di manifestare le proprie idee. Vedi, mio caro
Aasif, non ci può essere libertà senza obbedienza. Ogni discorso sulla
libertà, come lo dimostrano tuo padre e i suoi amici, è basato
sull’egoismo, ma noi abbiamo dimostrato che il principio di libertà
assoluta può rimanere relegato solo allo stato intenzionale. La
libertà incondizionata di azione è un ideale utopico che non tiene
conto degli altri e che porta solo all’arroganza e alla soprafazione.
Per questo motivo la storia c’insegna che la libertà esiste solo se
viene esercitata tenendo conto della tradizione e nella storia di un
paese e nell’obbedienza ai grandi valori dell’umanità, non
dall’esercizio privo di vincoli del singolo. »
« Nonno, parli con parole difficili e io non capisco. »
« Allora sediamoci su questa panchina, perché così non dovremo pensare
a dove mettiamo i nostri piedi e la testa sarà più libera di
concentrarsi sulle parole che diciamo. Allora, Aasif, a mio avviso tre
sono i grandi principi che guidano l’uomo sulla retta via. »
« Quali? »
« Al primo posto, come le nuvole che volano sopra le nostre teste, ci
sono i principi morali che derivano dalla tradizione e dalla
religione. Rammentando che Dio non ha bisogno dell’uomo per farsi
giustizia. Ora, noi possiamo anche imprecare contro il cielo, ma non
siamo in alcun modo in grado di cambiare la direzione delle nuvole o
di decidere quando debba piovere. »
« Al secondo posto? »
« Al secondo posto, come i piedi che ci permettono di andare in giro,
le aspirazioni di ogni uomo. Nessuno, tranne te stesso, può dire ai
tuoi piedi dove debbano andare. »
« Al terzo posto? »
« Al terzo posto, come il terreno su cui camminiamo, la natura a cui
dobbiamo rispetto e alle cui leggi dobbiamo sottostare. Puoi saltare
per staccare i tuoi piedi dal suolo, ma alla fine finirai sempre per
ricadere a terra. »
« Quindi? »
« Quindi: la libertà, a mio avviso, può sussistere solo nel rispetto,
ovvero l’obbedienza, a questi tre grandi principi. Noi qui siamo
ospiti e se disprezzi la storia e la tradizione del paese che ti
accoglie, tu offendi la popolazione che ti ha accolto. Tuo padre, che
tanto vuol fare l’arrogante, come si comporterebbe se qualcuno che
entrasse a casa sua come ospite a cena disprezzasse il cibo che gli
viene offerto, disonorasse tua madre e insultasse il suo nome? Le
civiltà si misurano dal grado in cui esse permettono al pensiero
d’esprimersi liberamente entro i limiti della verità: senza questo
limite la libertà di pensiero diventerebbero: ingiuria, calunnia,
perversione. Tuo padre, quindi, dovrebbe ringraziare Allah che qui ci
è concesso d’esprimere ciò che pensiamo, ma Allah ci ricorda che la
benevolenza che il padrone di casa deve avere nei confronti di un
ospite è pari al rispetto che l’ospite ha nei confronti del padrone di
casa. Ecco perché il saper ascoltare è il dono più grande che ci possa
essere dato. Ci consente di comprendere gli altri, anche se magari non
ne condividiamo le idee. »
Aasif abbracciò Majeed stampandogli un grosso bacio sulla guancia.
« Grazie nonno, credo di aver compreso il tuo insegnamento e credo
anche di condividerlo. »