La corsa della vita

La corsa della vita

a cura della Scaut Martina Buzzacchino (Cerbiatto Lunatico)

La corsa.
Un termine che per qualcuno significa libertà, ma per altri ansia e senso di smarrimento.
Ci sono differenti tipi di corridori al mondo.
Ci sono quelli sui quali punteresti fin dall’inizio, stanno lì sulla linea di partenza aspettando di partire, hanno un’espressione euforica e non vedono l’ora di correre.
Ci sono i corridori insicuri, loro alla corsa non volevano nemmeno partecipare, ma si sa, certe cose si fanno e basta, hanno un viso poco convinto e puoi leggere i loro dubbi dagli spalti.
Ci sono i corridori indipendenti, arrivano da soli, coraggiosi ed entusiasti, pronti a prendersi la pista senza guardare in faccia a nessuno, chissà così facendo se ci sarà qualcuno a gioire con loro alla fine della corsa.
I corridori che invece partecipano “in squadra”, avranno sicuramente qualcuno con cui gioire ed una spalla vicina a loro durante la corsa, ma sanno che il vincitore è soltanto uno?
Insomma la riga di partenza si riempie man mano di corridori, che guardano verso la fine della pista. Dentro di loro un turbinio di emozioni; Partiranno per la stessa corsa, ma con approcci e punti d’arrivo differenti.
Ad un certo punto, lo sparo del via.
C’è chi parte subito ed inizia con agilità a saltare gli ostacoli, gli spalti urlano creando in loro tantissime aspettative, questi corridori iniziano a sentire però un senso di pressione che potrebbe portarli a doversi fermare, tenete duro corridori, ascoltate solo voi stessi.
C’è chi è partito lentamente, gli spalti gli urlano di muoversi, di alzare le gambe, loro sono smarriti, ma probabilmente concentrandosi meglio sulla corsa, arriveranno alla fine senza lividi sulle gambe.
C’è chi nemmeno è partito, nessuno punta su di lui, nemmeno se stesso, ma io narratore di questa storia, so già che troverà il suo momento per partire, ed arriverà alla fine con un gran sorriso.
La corsa continua ancora oggi, anzi continua durante tutta la nostra vita. Ogni tappa corrisponde ad un momento della nostra corsa, e su questo noi abbiamo deciso di soffermarci durante questa serata di spiritualità.
A che punto saranno i corridori domani, tra 3 mesi, 4 anni?
La storia continua, anche per voi lettori, perciò correte, fermatevi, affiancatevi a qualcuno, ma non perdetevi d’animo, perché il traguardo, se lo teniamo bene a mente, arriva.
A tutta questa conclusione, preda dagli interventi di tutti ci siamo arrivati con il silenzio, il clima fraterno e solenne che caratterizza un racconto giungla.
Per questa attività di spiritualità abbiamo puntato su un racconto che utilizziamo con i lupetti ma che ascoltato da adulto può dare spunti di riflessione ampi e inaspettati.
“La corsa di primavera” racconta di come Mowgli, il primo giorno della stagione, si rende conto di quanto sia triste e di quanto abbia il cuore pesante, fa un grande lavoro di introspezione per comprendere il suo stato d’animo e richiede attenzioni dai suoi fratelli. Si arrabbia perché non le ottiene, ma dopo un pezzo di corsa è rammaricato per essersi arrabbiato.
Si ferma, e dalla lacrima che scende sul suo viso pensa di essere vicino alla morte, pensa ad ogni motivazione, trascurando il fatto di star cosi male a causa del suo lato interiore che cercava di parlargli.
Decide di combattere tutto questo “cuore pesante” intraprendendo la sua corsa.
Corre verso l’ignoto che poi rivela essere una meta chiara fin dal principio.
L’uomo torna all’uomo.